Negli ultimi anni la situazione della
scuola ha conosciuto un’accelerazione verso il peggio.
I tagli all’istruzione (di scuole, di classi, di posti di lavoro, di
finanziamenti per il normale svolgimento delle attività), pur iniziati
anche con governi precedenti, hanno raggiunto oggi un punto che non
esitiamo a definire scandaloso.
Mentre in altri Paesi stanno comprendendo l’importanza dell’istruzione
per lo sviluppo e stanno investendo in cultura, in Italia si pensa solo
a tagliare. E non certo il superfluo, che non esiste più, ma
l’essenziale che rappresenta quel diritto allo studio,
costituzionalmente difeso. L’impressione – ma è ormai quasi la certezza
– è che si voglia deprimere il valore di una scuola pubblica statale
per lanciare quella privata, a pagamento, solo per chi può
permetterselo.
Ci troviamo di fronte ad una impostazione di governo che prende le
decisioni rifiutando il confronto e l’ascolto con chi rappresenta i
cittadini che lavorano. Un’impostazione non certo in linea con i
principi democratici del nostro Paese.
Malgrado tutto, la Gilda degli Insegnanti pensa che qualcosa da
fare ci sia ancora.
Intanto, riteniamo che si debba cercare di recuperare il senso e
l’autorevolezza della scuola, perché una scuola pubblica statale valida
e valente è una condizione necessaria all’interesse generale. Se altri
cercano – come pensiamo - di umiliare quella scuola, ebbene noi docenti
dobbiamo (e possiamo) ostacolare quel progetto. Spetta anche a noi
mantenere alto il valore della scuola italiana.
Per cominciare, abbiamo indetto una giornata di mobilitazione nazionale
il 28 settembre 2011, con assemblee contemporanee in tutte le città
d’Italia per presentare e discutere la nostra protesta contro tutt le
misure presenti e passate che stanno abbattendo la scuola pubblica.
Ecco il senso politico della nostra proposta:
-
recuperare la nostra funzione primaria che è insegnare;
-
rifiutare tutte quelle attività extra (gite scolastiche, viaggi
d’istruzione) che convengono neppure più retribuiti, ancorché in
maniera indecorosa come avveniva fino a tempo fa;
-
ripulire la nostra attività da quella marea di burocrazia e di riunioni
extra che imprigionano le giornate, togliendo tempo ed energia
all’insegnare.
Una scuola, quindi, in cui si insegna e dove si comincia a dire “no” a
tutto ciò che non è obbligatorio, che non è inserito nel contratto di
lavoro e che viene imposto come “gratuito” e a tutto ciò che limita e
deprime l’insegnante in aula.
Ad una politica sprezzante verso l’istruzione, la Gilda invita tutti i
docenti a rispondere non contro l’insegnamento ma contro il residuale.
(da un intervento del Coordinatore Nazionale Rino di Meglio)
IL COORDINATORE PROVINCIALE
(Giuliana Bagliani)
IL COORDINATORE REGIONALE
(Massimo Vascotto)